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BRUXELLES BACCHETTA L’ITALIA SUI CONTRATTI A TERMINE.

imagesCAO4FCTKBruxelles 24 gennaio 2013.

Bruxelles richiama l’Italia sulle norme che regolano la rappresentanza sindacale dei lavoratori a tempo determinato nelle aziende; norme che applicano pienamente la direttiva 1999/70/CE sui lavoratori a termine, che doveva essere recepita dall’Italia entro il 9 luglio 2012.

L’avvertimento segue il primo avviso inviato nel 2010 all’Italia, che non ha avuto seguito da parte delle autorità italiane. Nemmeno con la riforma firmata dal ministro Elsa Fornero. Nel frattempo, anche Strasburgo bacchetta l’Italia sullo stesso tema: ”Tra il 2007 ed il 2010 non ha rispettato il diritto al lavoro dei cittadini”, si legge nel rapporto annuale del comitato sui diritti sociali del Consiglio d’Europa.

La richiesta che viene dall’Esecutivo Ue è quella di applicare pienamente la direttiva sul lavoro a tempo determinato, che obbliga gli stati europei a porre in atto un accordo quadro, raggiunto dalle organizzazioni sindacali e i datori di lavoro, in cui si delineano i principi generali e i requisiti minimi applicabili ai lavoratori con contratto a tempo determinato. E all’interno della direttiva è contenuta una disposizione che impone di prendere in considerazione i lavoratori con questa tipologia di contratto in sede di calcolo della soglia a partire dalla quale devono costituirsi gli organi di rappresentanza dei lavoratori. Le norme italiane sul tema violano appunto i requisiti della direttiva poiché, ai fini di tale calcolo, tengono conto solo dei contratti a tempo determinato superiori a 9 mesi. Dunque, quelli di durata inferiore, non vengono conteggiati all’atto di valutare se un’impresa sia sufficientemente grande per essere tenuta a istituire organi di rappresentanza dei lavoratori.

Non è il primo avvertimento che arriva a Roma sul tema dei contratti a termine. Il primo avviso, risalente al 2010, riguardava lo scorretto recepimento della stessa direttiva – 1999/70/CE – con riferimento agli ausiliari tecnici amministrativi impiegati nella scuola pubblica. Da allora, nulla è stato fatto per adeguardi alla normativa europea. Nemmeno con la riforma Fornero, che non considera i lavoratori a termine nel calcolo dei dipendenti complessivi di un’azienda ai fini della creazione di una rappresentanza sindacale.

Una riforma che, sebbene giudicata positivamente nel suo complesso dalle istituzioni comunitarie, è sì ”intervenuta sulle regole per il lavoro a tempo determinato, ma non ha sanato la violazione già precedentemente segnalata dall’Ue”, ha dichiarato Jonathan Todd, il portavoce del commissario europeo al Lavoro Lazslo Andor.

L’Italia ha ora due mesi di tempo per notificare alla Commissione le misure adottate per dare piena attuazione alla direttiva.

E sempre in tema lavoro, un ammonimento giunge anche da Strasburgo: secondo il comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa, gli sforzi fatti dalle autorità italiane nell’ambito delle politiche per l’impiego non sono sufficienti, sotto diversi aspetti: sia per quanto riguarda la lotta alla disoccupazione, sia per la creazione di nuovo impiego. Un giudizio, quello del Consiglio d’Europa, basato sulle informazioni fornite dal Governo e sui dati Eurostat relativi al periodo 2007-2010.

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Questa voce è stata pubblicata il 17/02/2013 da in Mercato del lavoro con tag .

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