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LE DONNE E LA CRISI.

Le donne e la crisi: nel mondo bruciati 13 milioni di posti di lavoro

13 dicembre 2012. Lo rivela il rapporto Global Employment Trends for Women 2012 dell’Ilo, che analizza le differenze di genere dal punto di vista della disoccupazione, della vulnerabilità e della segregazione professionale e settoriale. Lo scenario, però, cambia sensibilmente tra le varie aree del pianetaDONNE

ROMA – La crisi economica è costata finora alle donne 13 milioni di posti di lavoro. Lo rivela il rapporto dell’Organizzazione internazionale del Lavoro (Ilo) Global Employment Trends for Women 2012(Tendenze globali dell’occupazione femminile 2012), che ha analizzato le differenze di genere dal punto di vista della disoccupazione, dell’occupazione, della partecipazione alla forza lavoro, della vulnerabilità e della segregazione professionale e settoriale.

Il gap rispetto agli uomini aumentato dello 0,5-0,7%. Il rapporto sottolinea che prima della crisi le differenze di genere, in termini di disoccupazione e nel rapporto impiego-popolazione, a livello globale si stavano attenuando. Tra il 2002 e il 2007, infatti, il tasso di disoccupazione femminile nel mondo era pari al 5,8% rispetto al 5,3% degli uomini. La crisi ha allargato questo gap per una percentuale compresa tra lo 0,5% e lo 0,7%. Lo scenario, però, cambia in maniera significativa tra le varie regioni del mondo. Nei Paesi industrializzati, infatti, la difficile congiuntura dell’economia sembra aver colpito maggiormente gli uomini che lavorano nei settori legati al commercio rispetto alle donne che lavorano nel settore sanitario e dell’istruzione. Nei Paesi in via di sviluppo, al contrario, le donne sono state colpite più duramente nei settori legati al commercio.

“Un freno per la performance economica e la crescita”. “Sebbene le donne in tutto il mondo contribuiscano all’economia e alla produttività, continuano ad affrontare molti ostacoli che impediscono loro di esprimere il loro pieno potenziale economico – spiega Michelle Bachelet, direttore esecutivo di Un Women, che ha contribuito al rapporto dell’Ilo – Questo non solo inibisce le donne, ma costituisce un freno per la perfomance economica e la crescita. Garantire pari opportunità alle donne e agli uomini non è solo la cosa giusta da fare, ma rappresenta anche una strategia economica vantaggiosa”.

Nell’ultimo decennio tassi di partecipazione in calo. Dal rapporto emerge anche che la differenza tra uomini e donne nella partecipazione alla forza lavoro si è ridotta soprattutto negli anni ’90, mentre non è stato registrato alcun progresso negli ultimi dieci anni, durante i quali sia i tassi di partecipazione delle donne sia quelli degli uomini hanno subito un calo, in parte a causa dell’istruzione, dell’invecchiamento e dell’effetto “lavoratori scoraggiati”. Nel 2012 la percentuale di donne in impieghi vulnerabili (lavoratori familiari non remunerati e lavoratori in proprio) risulta essere pari al 50% rispetto al 48% degli uomini. Ma, queste differenze, sono più ampie in Nordafrica, Medio Oriente e nell’Africa sub-sahariana.

Meno possibilità di scelta. L’indicatore sulla segregazione per settore economico indica che le donne hanno una scelta di occupazione più limitata. Questa forma di segregazione è aumentata nel corso del tempo, con le donne che lasciano l’agricoltura nei paesi in via di sviluppo o passano dall’industria ai servizi nei paesi industrializzati. Nelle economie avanzate, l’occupazione femminile nell’industria si è dimezzata, raggiungendo una presenza dell’85% nel settore dei servizi, soprattutto nell’insegnamento e nella sanità. L’indicatore sulla segregazione professionale mostra che le donne continuano a essere confinate in particolari tipologie di professioni. Si è registrato un calo di questa tendenza nel corso degli anni ’90, mentre negli ultimi dieci anni la situazione si è stabilizzata.

“Estendere le misure di protezione sociale”. Il Rapporto auspica l’estensione delle misure di protezione sociale per ridurre le vulnerabilità delle donne, investimenti nello sviluppo di competenze e nell’istruzione, e politiche per promuovere l’accesso all’occupazione, e formula anche una serie di raccomandazioni per aiutare le famiglie a superare i pregiudizi di genere nelle decisioni relative al lavoro. Per l’Ilo è necessario, per esempio, equilibrare le differenza nel lavoro retribuito e non retribuito, attraverso programmi che promuovano un’equa ripartizione delle responsabilità familiari, e compensare le disuguaglianze in termini di opportunità di impiego tra donne e uomini, con misure volte a eliminare l’impatto negativo delle interruzioni di carriera attraverso congedi di maternità retribuiti e il diritto a ritornare al proprio posto di lavoro. “Le politiche per ridurre le differenze di genere possono migliorare significativamente la crescita economica e le condizioni di vita – sottolinea a questo proposito José Manuel Salazar-Xirinachs, direttore esecutivo dell’Ilo per l’occupazione – e nei Paesi in via di sviluppo possono contribuire alla riduzione della povertà”.

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Questa voce è stata pubblicata il 15/12/2012 da in Mercato del lavoro con tag .

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